Riscaldamento globale e legislazione ambientale: “Davide” sconfiggerà “Golia”?

2018/05/15
Written by Yoann DORUSSE

Quando il proprietario di una piccola fattoria peruviana decise di fare causa a un gigante dell’energia, nessuno diede peso alla notizia. Ma oggi, con il procedere dell’iter giudiziario, molti cominciano a pensare che il caso potrebbe avere un impatto determinante sulla legislazione e su come saranno accolte le future controversie legate al riscaldamento globale. L’esito del processo potrebbe perfino stimolare gli investimenti necessari per accelerare le innovazioni tecnologiche necessarie ad affrontare con maggiore efficacia la minaccia del cambiamento climatico.

Forse – e questo è anche più significativo – il caso potrebbe accelerare l’ancora lenta implementazione dei cambiamenti normativi.

Il 30 novembre 2017, un tribunale di Hamm, in Germania, ha giudicato ammissibile il ricorso di Saul Luciano Lliuya contro la società che gestisce una centrale elettrica. Gli impianti dell’azienda emettono grandi quantità di gas a effetto serra (GHG) che secondo Lliuya stanno provocando lo scioglimento di un ghiacciaio delle Ande, con un effetto a catena che sta influendo negativamente sulle precipitazioni atmosferiche locali. La corte ha ordinato una serie di perizie per determinare se e come il produttore di energia potrebbe essere perseguito, anche se non dispone di nessun impianto di produzione sulle terre di Lliuya o nei dintorni.

Il quesito essenziale cui la corte di Hamm dovrà fornire una risposta è se il produttore di elettricità, come operatore di centrali alimentate a carbone, contribuisce alle emissioni di GHG in maniera tale da essere responsabile del riscaldamento globale e, soprattutto, in quale misura.

Saul Lliuya non chiede molto. Vuole solo che gli vengano rimborsate le spese sostenute da lui e dalla sua comunità per difendersi dal crescente rischio di inondazioni, calcolate in maniera proporzionale al contributo dell’operatore energetico alle emissioni globali di gas a effetto serra.

 

Un caso che farà giurisprudenza…

 

Ovviamente, l’importo dell’indennizzo richiesto da Lliuya ha un’importanza marginale. Ciò che conta, è che il caso potrebbe:

a) creare un nuovo e importante precedente nella giurisprudenza sull’ambiente

b) determinare una procedura di attribuzione delle responsabilità fra i vari stakeholder coinvolti nel riscaldamento globale

c) stabilire la gravità di tale responsabilità

d) determinare con precisione la natura del possibile risarcimento

 

…ma che dovrà rispondere ad alcune questioni complesse

 

Il tribunale di Hamm dovrà rispondere a un certo numero di quesiti fondamentali:

1. Dovrà astenersi dal dichiarare un operatore colpevole, in base alla motivazione che molti altri sfuggiranno alla condanna?

2. Il fornitore di energia potrà invocare il suo obbligo di fornire ai clienti ciò che chiedono, ossia un’energia abbondante e a basso costo?

3. Considerata la molteplicità degli stakeholder coinvolti, è davvero possibile definire una gerarchia delle responsabilità su cui il tribunale potrà basare le sue decisioni e determinare come possa essere proporzionalmente concesso il legittimo risarcimento chiesto dalla parte lesa?

4. I veri responsabili non sono piuttosto i governi che rifiutano ancora di adottare le drastiche misure necessarie, come fare un bilancio nazionale equo, realistico e dissuasivo del livello dei costi che il riscaldamento globale genererà in futuro?

5. E dietro questa inerzia dei governi non c’è anche l’inerzia del cittadino medio che preferirebbe non cambiare il suo comodo stile di vita, che rifiuta di pagare di più per qualcosa che può essere ancora comprato a buon mercato o che preferisce non dover investire somme abbastanza significative per migliorare il rendimento energetico della propria casa, magari isolandola meglio o installando una pompa di calore?

6. E infine, non c’è anche una responsabilità di alcuni produttori che, pur capendo chiaramente quale sia la posta in gioco, investono preventivamente e in maniera massiccia – spesso con l’aiuto dei governi – in centrali a combustibile fossile?

 

I governi devono fare la loro parte…

 

La questione che questa controversia poco nota mette in evidenza è che, per affrontare il riscaldamento globale, i governi dovranno mostrare un impegno maggiore di quello dimostrato finora. Oltre a promulgare nuove leggi e regolamenti, dovranno anche compensare le perdite di determinati attori economici, che sono stati indeboliti dalla necessità di adattarsi ai nuovi paradigmi climatici, e offrire incentivi finanziari agli attori di primo piano perché effettuino gli investimenti necessari. Indubbiamente, i paesi che adotteranno per primi queste misure essenziali, e accetteranno di sobbarcarsi delle spese necessarie, vinceranno la sfida del futuro.

 

…ma potrebbe toccare ai tribunali dare il segnale di avvio

 

In questo senso, il potere giudiziario potrebbe dover intervenire per impedire agli altri stakeholder di continuare a girare a vuoto. In altre parole, il “terzo potere” potrebbe essere costretto a:

a) porsi come ultima linea di difesa dei diritti dei cittadini che hanno subito danni dovuti al riscaldamento globale

b) obbligare i produttori di energia a spingersi oltre le semplici promesse, valutando con precisione le reali conseguenze ecologiche e ambientali delle loro azioni, e poi assumere – e attuare – le decisioni strategiche che ne deriveranno

La decisione del tribunale di Hamm sarà studiata con attenzione.